11 settembre

Sono passati sette anni. Erano le tre del pomeriggio, squilla il telefono.
-Ale accendi la tv.
-Cosa c'è papà? Dai sto per uscire.
-Accendi la tv.
Rai 1, Rai 2, Rai 3 niente. Rete 4: Fede più agitato del solito è davanti al video wall che ritrae un grattacielo in fiamme.
"Queste sono le prime immagini che ci giungono grazie alla Cnn, non sappiamo ancora bene cosa sia accaduto, ma dalle prime ricostruzioni un aereo dell' American Airlines si è schiantato su una delle due torri del World Trade Center".
E' un disastro penso, continuo a guardare seduto vicino alla tv. Guardo in diretta quello che di solito vedo in differita in qualche trasmissione. Sento l'adrenalina, come quando ho visto filmati di uragani e dighe in frantumi. Passano pochi minuti. Vedo con i miei occhi un altro aereo che si infila sulla torre accanto. Cazzo penso, è un attacco.
"Incredibile, non ci sono parole per quello a cui stiamo assistendo, è chiaro però che l'ipotesi che si tratti di due fatalità sono minime se non nulle: gli Stati Uniti d'America, sono sotto attacco, sono in guerra".
Arrivano le prime conferme, ci sono altri aerei dirottati in volo, uno si sta dirigendo verso Washington. Un aereo si infila nella facciata del Pentagono.
"L'America è sotto attacco terroristico, il presidente Bush è sull'Air Force One scortato dagli F-16 per essere portato in una località segreta".
Oltre a pensare "cazzo!" aggiungo anche "merda!". L'eccitazione data dall'adrenalina lascia lo spazio alla paura, al panico. E' la prima volta nella mia vita.
Cade un altro aereo in un campo, si dice sia stato abbattuto dalle forze della Difesa.
Guardo e basta, svuotato, impaurito, pronto a scappare da qualcosa. Mi convinco che siamo in guerra, che da ora in avanti sarà un crescere di allarmi e attacchi. Dicono che il mondo occidentale è in allerta, tutte le forze dell'ordine sono in allarme rosso. Penso ci siamo. Vivrò una guerra. Attaccheranno anche noi, abito a pochi chilometri dalla base USA di Aviano, la bombarderanno anche se non ho ben chiaro il perchè.
Aspetto impotente davanti alla tv. Capisco il significato di "telespettatore". Ascolto nei minuti e nelle ore successive parole che prima mi avevano sfiorato, alcune mai sentite, che da quel momento non mi abbandoneranno più, che sentirò ripetere in continuazione: terrorismo, Bin Laden, World Trade Center, armi di distruzione di massa, Talebani, guerra santa, Al Quaeda.
Penso che forse morirò, insieme alla mia famiglia, spazzato via da una bomba, per una guerra non mia e senza nemmeno sparare un colpo, senza potermi difendere, sento salire la rabbia, penso al mia cane, forse lui si salva. Passano le ore. Si prova a ricostruire cosa è successo, cosa non ha funzionato, si cercano colpevoli, arrivano altre immagini, si iniziano a stimare i morti: saranno molti di più.
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+ commenti + 6 commenti

alessandro ferro
11 settembre 2008 15:49

pensa che quel giorno in quei momenti i miei erano in volo per Sanpietroburgo, io solo a casa che dopo aver visto quelle immagini terribili in tv mi sale l'ansia pensando ai miei su un aereo anche se diretti da tutt'altra parte. Mai mio padre si era sbagliato a calcolare l'arrivo e un'ora dopo quella stabilita ancora non chiama...telefono all'aereoporto e mentre mi stanno per dire qualcosa fortunatamente suona il tel con i miei a terra sani e salvi.Mai ho avuto tanta paura,ripeto anche se il luogo di destinazione era tutt'altro, mentre c'era la devastazione loro erano in volo..incredibile..ho vissuto anch'io nel mio piccolo per un'ora il mio 11 settembre...

11 settembre 2008 19:38

Mi ritrovo in pieno con quello che dici Ale....Stamattina una mia collega mi ha raccontato che lei era partita quella mattina da milano, per un tirocinio di 6 mesi post laurea, destinazione Boston... erano sopra l'inghilterra quando hanno avvisato che avrebbero gironzolato un po' in aria aspettando il via libera perchè non sapevano se potevano arrivare in america o canada. Dopo un po' li hanno avvisati che il territorio americano era off limits... e li hanno riportati a casa... i genitori erano morti di paura. sul suo biglietto rimborsabile c'è scritto "terrorist attack" .... mi si è gelato il sangue anche 7 anni dopo...

Silvia
11 settembre 2008 19:39

Ussignor.. sono Silvia! Ecco dovrei aver cambiato giusto ;)

11 settembre 2008 20:26

La forza, la pazzia, il fascino, la tragedia di questi eventi è che sono un fenomeno collettivo, ma nello stesso tempo un dramma indelebile di ogni singolo.

dema
17 settembre 2008 12:12

il cane si salva...perchè è dallo zio dema a fare il bagnetto. Comunque sia va notato che da quel giorno la parola "attacco terroristico" è diventata di tal uso comune che non ci fa nemmeno più paura. Addirittura penso che tutti voi siate completamenti indifferenti (come me) agli attacchi terroristici che avvengono giornalmente nel mondo, e che vengono messi al telegiornale tra la cronaca e lo sport.La verità è che non siamo sconvolti dall'atto, ma dal luogo in cui esso viene fatto e dall'effetto scenico....d'altra parte al giorno d'oggi non vai da nessuna parte senza un' effetto scenico.

dema
26 settembre 2008 17:18

"la miglior politica per contrastare il terrorismo è la capacità di non lasciarsi intimidire. Il terrorismo è qualcosa di insolito, in quanto si tratta di una tattica militare il cui successo si misura strutturalmente dalla risposta degli spettatori: se non si terrorizza, non funziona." Tratto da. "l'era post americana" di Fareed Zakaria. Illuminante.

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