Minuti fantastici

Che devo andare dall’oculista lo capisco dai fanali della macchina che frena davanti a me: la luce si allunga e sfoca, mi infilo un dito dentro l’occhio stropicciandolo, spingo forte li dove quando piango esce la prima lacrima, le altre poi scelgono loro se e dove cadere. Hanno cambiato la viabilità, rifanno i marciapiedi, i lampioni, tutto insomma anche se nessuno cammina, forse li fanno per i cani, come il mio che senza guinzaglio va dove gli pare e piscia su tutto.
Ho un moto di gioia nel vedere che la macchina che mi precede è più vecchia della mia, che è già maggiorenne, quindi quella è vecchissima. Godere di qualcosa mentre aspetto mi fa sentire meglio e in fondo, visto che nella vita si aspetta sempre qualcosa, mi do una giustificazione stupida e banale sul perché godiamo della piccole e grandi disavventure che capitano agli altri.
La cosa che più mi fa incazzare è che so che arrivato a quel punto che non vedo, dove mi pare ci sia il grosso del problema, troverò un vigile comunale con la sua paletta che cerca di dirigere quello che si potrebbe dirigere autonomamente con qualche “vavvanculo” e “brutta puttana chi ti ha dato la patente?”.
Mi accorgo che quasi tutti i cd che ho in macchina contengono qualche pezzo di Vasco, compreso questo e penso che mi ha rotto un po’ le palle, lui, la Svizzera, Topo Gigio, Sally che con una mano si sfiora e pure Ligabue, visto che in un modo e nell’altro si infila pure lui nelle mie compilation di dubbio gusto e coerenza.
Arrivo a quel punto che non vedevo e non trovo un vigile, ne trovo tre. Scalo in seconda, procedo a passo d’uomo, apro il pugno che stringe il pomello del cambio e alzo il dito medio, tenendo la mano bassa, appoggiata sul sedile del passeggero, che non mi vedano da vero codardo, quando gli scivolo accanto ne punto uno che sta guardando da un’altra parte e mi esce “andate a prendervelo nel culo teste di cazzo”. A quel punto mi accorgo che l’altro guardava dritto dentro il mio abitacolo e allora già che c’ero: “si hai capito bene” e via verso casa a mangiare il risotto con il radicchio di Treviso comprato a Pordenone.
Quando faccio queste stronzate me ne pento dopo cinque minuti, ma prima di quel momento sono minuti fantastici.
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ale ferro
20 febbraio 2009 12:21

il commento a questo post è il medesimo di quello precedente...sarei ripetitivo se scrivessi la stessa cosa.

11 marzo 2009 19:06

Ma che soddisfazione dà dirglielo a voce alta, non urlata, e poi guardare nello specchietto come il pinguino si gira interdetto, incredulo e comunque impossibilitato a fare qualunque cosa?
Non ha prezzo.

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